Y en a qui ne seront jamais dans la merde
Y en a qui n'auront jamais de problèmes
Et ce sont souvent ceux-là mêmes
Qui nous dirigent et qui nous gouvernent.
(Yves Jamait)
Regina della kampina, quanto è lunga Casilina...
(Alessandro Mannarino)
Roma è un vortice, un buco nero che risucchia, non se ne esce. E noi l’abbiamo sperimentato. Pensavamo di venirci due giorni e ci siamo rimasti quasi un mese. Questa è la storia delle nostre avventure romane.
Di solito preferiamo evitare le grandi città perché col furgone è complicato entrarci, circolare e parcheggiare. Decidiamo comunque che Roma val bene un fine settimana. Reduci dal raduno Rainbow di primavera, arriviamo a Roma…
Dietro la stazione Termini c’è Porta Maggiore. Da piazza di Porta Maggiore parte la via Prenestina, che attraversa tutta la periferia est. Poco più sotto, ancora più lunga, si snoda la via Casilina. Tra le due si trova il Pigneto, un quartiere popolare che abbiamo imparato a conoscere.
Questa è la dinamica dei fatti. Arriviamo al Pigneto domenica, per andare al mercato di terraTERRA, produttori locali della rete di Genuino Clandestino. Il mercato si tiene in una piazzetta e noi decidiamo di parcheggiarci nelle vicinanze in un posto comodo e, crediamo, tranquillo. E’ l’una di pomeriggio. Dopo tre quarti d’ora passati al mercato, torniamo al furgone per prendere alcune cose. Il posto dove l’avevamo lasciato è vuoto! Disorientamento prima, panico poi. La rabbia si mischia allo sconforto. Avevamo lasciato tutto dentro…
Non ci resta altra soluzione che tornare al mercato per raccontare cosa ci è successo. Per fortuna troviamo molta comprensione e solidarietà: c’è chi ci offre il pranzo, chi ci indica il banchetto di vestiti in libero scambio, chi si interessa e telefona ai suoi contatti, …
Noi passeremo i giorni immediatamente successivi in zona, ospiti del forte Prenestino, un centro sociale molto grande, che quest’anno festeggia i trent’anni d’occupazione, per poi spostarci a Sacrofano, a nord di Roma, da un’amica conosciuta ai Rainbow.
Nel frattempo giriamo il Pigneto, decisi a ritrovare qualcosa. Facciamo il giro dei bar raccontando la nostra storia. Ilaria scrive un appello su facebook con la foto del furgone. Facciamo una denuncia alla polizia. L’avviso generale è che il furto sia stato opera di alcuni rom del campo di Centocelle, che si trova lungo la Casilina, non lontano da dove abbiamo parcheggiato.
Non sapevamo niente su dov’eravamo ma ora impariamo a conoscere la zona. Tutto il quartiere è molto solidale: alcuni ristoranti ci offrono il pranzo, alcune persone ci contattano su facebook per regalarci dei vestiti che non usano. Ma praticamente tutti ci dicono che il furgone non lo troveremo più.
Invece il martedì notte, inaspettatamente, riceviamo un messaggio da una persona che l’ha avvistato parcheggiato lungo la via Casilina e che ha già provveduto a segnalarlo alla polizia. La mattina successiva ritorniamo al commissariato in zona, pieni di speranza ma anche cauti, ben chiedendoci in che condizioni l’avremmo trovato. Ci dicono che il veicolo è sotto sequestro e che dovremo aspettare una settimana prima di poterlo ritirare, senza fornirci alcuna informazione sullo stato in cui l’hanno trovato.
Non ci resta che aspettare, passano altri giorni. Stiamo sempre a Sacrofano da questi amici, in un maneggio di cavalli, immersi nella natura, in una casa piena di cani e gatti affettuosi. Nausicaa è molto ospitale, pur essendo in fine gravidanza. Ora sta mettendo al mondo il suo bambino proprio mentre scrivo queste righe, assistita da Luca, il futuro padre e altro nostro caro amico.
Ritorniamo al Pigneto: nonostante quello che è successo, questo quartiere ci piace proprio. Ci spiegano che c’è molta criminalità, gira molta droga pesante e i furti di veicoli o in casa sono all’ordine del giorno. Ma ci sono anche tanti giovani, e non solo, che lottano giorno per giorno per un quartiere migliore. Si ritrovano in alcuni punti strategici, come il bar Zazie nel metro o il caffé-libreria Lo Yeti. Costruiscono una rete di solidarietà e mutuo soccorso dal basso. Proprio per questo si sono presi a cuore la nostra storia e hanno deciso di aiutarci in tutti i modi possibili. Scopriamo che è proprio grazie al loro interesse e passaparola che la voce è arrivata fino ad un contatto che conosce o frequenta il campo rom di Centocelle ed è andato a chiedere di fare uscire il nostro furgone. Avrebbe dovuto poi farcelo sapere, ma il caso ha voluto che arrivasse prima la segnalazione alla polizia. Arriva quindi il giorno del dissequestro. Il furgone è integro e funzionante. Dentro mancano molte cose : i nostri computer, alcuni soldi, gli zaini con i vestiti, la batteria dei servizi e la bombola del gas, l’autoradio e le casse, e tante altre cose. Il lievito madre è da buttare ma kefir e kombucha ci sono ancora e stanno bene!
Ripulito, risistemato e dopo aver ricomprato un po’ di cose, ci accingiamo a ripartire, quando i nostri amici del Pigneto ci invitano alla festa del quartiere per il 25 aprile. La piazzetta e le strade adiacenti si trasformano in uno spazio libero e ci sarebbe la possibilità per noi di mettere un banchetto e cercare di autofinanziarci. Un ennesimo gesto di quella valanga di solidarietà attiva che, se da un lato è così spontanea, dall’altro non cessa di stupirci. Avendo solo due giorni di preavviso, facciamo le corse per organizzarci al meglio che possiamo. La prima idea è ovviamente provare a vendere kefir e kombucha. All’estero ci sono paesi dove funziona bene, in particolare l’Australia. Ricordo anche che a Quito una coppia di italiani vendevano kefir nella pizzeria che avevano temporaneamente in gestione. In Italia queste bevande non sono ancora conosciute, quindi prendiamo l’occasione per fare anche un po’ di diffusione, offrendo degli assaggi ed esponendo un cartello riassuntivo sulle proprietà benefiche che ne derivano. Altre idee che ci vengono sono centrifughe di frutta e verdura, sangria e vin brulé. Un 25 aprile all’insegna della solidarietà e della convivialità.
Ripartiamo da Roma.
Questa disavventura ci ha fatto conoscere un quartiere con delle dinamiche molto interessanti e abbiamo stretto delle relazioni forti.
Vorremmo qui ringraziare tutti gli amici del Pigneto Social Club e del forte Prenestino, assieme a tutte le altre persone che ci hanno aiutato. Grazie in particolare a Silvia, Alessia, Valerio ed Enrico. Grazie anche a Roberto, Nausicaa e Luca per l’ospitalità. Bello è sapere che ci siete e che rendete questa città un posto migliore.























































