Roma (9 aprile – 3 maggio)

Y en a qui ne seront jamais dans la merde
Y en a qui n'auront jamais de problèmes
Et ce sont souvent ceux-là mêmes
Qui nous dirigent et qui nous gouvernent.
                                              (Yves Jamait)
Regina della kampina, quanto è lunga Casilina...
                                              (Alessandro Mannarino)

Roma è un vortice, un buco nero che risucchia, non se ne esce. E noi l’abbiamo sperimentato. Pensavamo di venirci due giorni e ci siamo rimasti quasi un mese. Questa è la storia delle nostre avventure romane.P1040510

Di solito preferiamo evitare le grandi città perché col furgone è complicato entrarci, circolare e parcheggiare. Decidiamo comunque che Roma val bene un fine settimana. Reduci dal raduno Rainbow di primavera, arriviamo a Roma…
Dietro la stazione Termini c’è Porta Maggiore. Da piazza di Porta Maggiore parte la via Prenestina, che attraversa tutta la periferia est. Poco più sotto, ancora più lunga, si snoda la via Casilina. Tra le due si trova il Pigneto, un quartiere popolare che abbiamo imparato a conoscere.
Questa è la dinamica dei fatti. Arriviamo al Pigneto domenica, per andare al mercato di terraTERRA, produttori locali della rete di Genuino Clandestino. Il mercato si tiene in una piazzetta e noi decidiamo di parcheggiarci nelle vicinanze in un posto comodo e, crediamo, tranquillo. E’ l’una di pomeriggio. Dopo tre quarti d’ora passati al mercato, torniamo al furgone per prendere alcune cose. Il posto dove l’avevamo lasciato è vuoto! Disorientamento prima, panico poi. La rabbia si mischia allo sconforto. Avevamo lasciato tutto dentro…

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Non ci resta altra soluzione che tornare al mercato per raccontare cosa ci è successo. Per fortuna troviamo molta comprensione e solidarietà: c’è chi ci offre il pranzo, chi ci indica il banchetto di vestiti in libero scambio, chi si interessa e telefona ai suoi contatti, …P1040468
Noi passeremo i giorni immediatamente successivi in zona, ospiti del forte Prenestino, un centro sociale molto grande, che quest’anno festeggia i trent’anni d’occupazione, per poi spostarci a Sacrofano, a nord di Roma, da un’amica conosciuta ai Rainbow.
Nel frattempo giriamo il Pigneto, decisi a ritrovare qualcosa. Facciamo il giro dei bar raccontando la nostra storia. Ilaria scrive un appello su facebook con la foto del furgone. Facciamo una denuncia alla polizia. L’avviso generale è che il furto sia stato opera di alcuni rom del campo di Centocelle, che si trova lungo la Casilina, non lontano da dove abbiamo parcheggiato.
Non sapevamo niente su dov’eravamo ma ora impariamo a conoscere la zona. Tutto il quartiere è molto solidale: alcuni ristoranti ci offrono il pranzo, alcune persone ci contattano su facebook per regalarci dei vestiti che non usano. Ma praticamente tutti ci dicono che il furgone non lo troveremo più.

Invece il martedì notte, inaspettatamente, riceviamo un messaggio da una persona che l’ha avvistato parcheggiato lungo la via Casilina e che ha già provveduto a segnalarlo alla polizia. La mattina successiva ritorniamo al commissariato in zona, pieni di speranza ma anche cauti, ben chiedendoci in che condizioni l’avremmo trovato. Ci dicono che il veicolo è sotto sequestro e che dovremo aspettare una settimana prima di poterlo ritirare, senza fornirci alcuna informazione sullo stato in cui l’hanno trovato. P1040464Non ci resta che aspettare, passano altri giorni. Stiamo sempre a Sacrofano da questi amici, in un maneggio di cavalli, immersi nella natura, in una casa piena di cani e gatti affettuosi. Nausicaa è molto ospitale, pur essendo in fine gravidanza. Ora sta mettendo al mondo il suo bambino proprio mentre scrivo queste righe, assistita da Luca, il futuro padre e altro nostro caro amico.

Ritorniamo al Pigneto: nonostante quello che è successo, questo quartiere ci piace proprio. Ci spiegano che c’è molta criminalità, gira molta droga pesante e i furti di veicoli o in casa sono all’ordine del giorno. Ma ci sono anche tanti giovani, e non solo, che lottano giorno per giorno per un quartiere migliore. Si ritrovano in alcuni punti strategici, come il bar Zazie nel metro o il caffé-libreria Lo Yeti. Costruiscono una rete di solidarietà e mutuo soccorso dal basso. Proprio per questo si sono presi a cuore la nostra storia e hanno deciso di aiutarci in tutti i modi possibili. Scopriamo che è proprio grazie al loro interesse e passaparola che la voce è arrivata fino ad un contatto che conosce o frequenta il campo rom di Centocelle ed è andato a chiedere di fare uscire il nostro furgone. Avrebbe dovuto poi farcelo sapere, ma il caso ha voluto che arrivasse prima la segnalazione alla polizia. Arriva quindi il giorno del dissequestro. Il furgone è integro e funzionante. Dentro mancano molte cose : i nostri computer, alcuni soldi, gli zaini con i vestiti, la batteria dei servizi e la bombola del gas, l’autoradio e le casse, e tante altre cose. Il lievito madre è da buttare ma kefir e kombucha ci sono ancora e stanno bene!

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Ripulito, risistemato e dopo aver ricomprato un po’ di cose, ci accingiamo a ripartire, quando i nostri amici del Pigneto ci invitano alla festa del quartiere per il 25 aprile. La piazzetta e le strade adiacenti si trasformano in uno spazio libero e ci sarebbe la possibilità per noi di mettere un banchetto e cercare di autofinanziarci. Un ennesimo gesto di quella valanga di solidarietà attiva che, se da un lato è così spontanea, dall’altro non cessa di stupirci. Avendo solo due giorni di preavviso, facciamo le corse per organizzarci al meglio che possiamo. La prima idea è ovviamente provare a vendere kefir e kombucha. All’estero ci sono paesi dove funziona bene, in particolare l’Australia. Ricordo anche che a Quito una coppia di italiani vendevano kefir nella pizzeria che avevano temporaneamente in gestione. In Italia queste bevande non sono ancora conosciute, quindi prendiamo l’occasione per fare anche un po’ di diffusione, offrendo degli assaggi ed esponendo un cartello riassuntivo sulle proprietà benefiche che ne derivano. Altre idee che ci vengono sono centrifughe di frutta e verdura, sangria e vin brulé. Un 25 aprile all’insegna della solidarietà e della convivialità.

Ripartiamo da Roma. P1040457Questa disavventura ci ha fatto conoscere un quartiere con delle dinamiche molto interessanti e abbiamo stretto delle relazioni forti.

Vorremmo qui ringraziare tutti gli amici del Pigneto Social Club e del forte Prenestino, assieme a tutte le altre persone che ci hanno aiutato. Grazie in particolare a Silvia, Alessia, Valerio ed Enrico. Grazie anche a Roberto, Nausicaa e Luca per l’ospitalità. Bello è sapere che ci siete e che rendete questa città un posto migliore.

 

 

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Libertà o morte

(una storia di Freedda)

In un paesino del meridione d’Italia viveva un medico condotto con sua moglie. Il suo lavoro era sparso tra vari paesi del territorio dove viveva ed ogni mattina come tutti i giorni partiva con la sua auto per fare il giro di visite dei suoi pazienti. Un giorno partì in prima mattinata: aveva diversi pazienti da visitare e, fattosi una cronologia di dove andare, lasciò due visite che si trovavano sulla strada di ritorno verso casa.

Fatta una prima serie di controlli e prescrizioni, prese la strada per tornare veso la sua abitazione fermandosi però prima in un mercato rionale per comprare qualcosa da cucinare a sua moglie per il pranzo. Si fermò davanti ad un banco del pesce e, dopo attente osservazioni, decise di comprare due chilogrammi di granchietti, vivi s’intende, garanzia della loro freschezza. Risalì in macchina e si avviò per effettuare le ultime due visite prima di far rientro per il pranzo.

Terminò la prima visita in una decina di minuti, mentre la seconda lo impegnò per più di mezz’ora, dovendo fare delle fasciature e dei medicamenti. Ultimata la sua giornata di lavoro, salvo chiamate urgenti, fece per risalire in auto ma una scena inaspettata lo attendeva. I granchietti erano riusciti ad aprirsi un varco nel plastico imballaggio e avevano preso conquista dell’abitacolo dell’automobile. Ripresosi da quella inaspettata veduta, incominciò a ricatturare i granchietti e l’operazione finì dopo una ventina di minuti. Ripartì, arrivò dalla moglie e, dopo un oretta, si mangiò gli animaletti lessati vivi con olio pomodoro e aglio, dopodiché fece una pennichella.

Passarono un paio di giorni, il sole picchiava duro in quel paese del sud e il dottore non aveva avuto visite: era in ferie. Decise di andare a trovare un amico, aprì l’auto e una nuvola odorosa di pesce in putrefazione lo investì. Il tanfo nauseabondo nell’abitacolo era insopportabile, ma nessun granchietto in giro. Portò allora l’auto da una serie di carrozzieri per vedere di eliminare la causa di tanto fetore ma neanche i più esperti riuscirono ad arrivare nei posti dove erano finiti gli animaletti. Provò dunque a regalare l’auto ma nessuno la volle, puzzona com’era e quindi finì schiacciata in un’autodemolizione della zona.

Cosa urlarono i granchietti quando tutti insieme decisero di evadere dal petrolioso sacchetto?

O LIBERTÀ O MORTE!!!

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Freedda

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Mondeggi, fattoria senza padroni (7-15 marzo)

La fattoria, la sua storia recente e le dinamiche attuali.

Mondeggi è al momento la più grande occupazione di terre in Italia. L’antica villa di Mondeggi (XIV secolo) e il suo parco di 200 ettari si trovano sulla collina che sorge tra Grassina e Antella, vicino a Firenze. P1040327L’amministrazione locale ha abbandonato i terreni da alcuni anni, dopo che la società che li aveva in gestione è fallita con un debito di più di un milione di euro. Per rimediare a questa situazione di abbandono e speculazione, nel giugno 2012 si è formato un comitato, che in seguito ha deciso di occupare la terra. Tra le azioni condotte in quel periodo, ci fu una raccolta clandestina delle olive, di cui l’olio fu in seguito distribuito gratuitamente alla popolazione locale.

 

L’occupazione è avvenuta nel giugno 2014. Da allora, un gruppo di una ventina di persone abita alla fattoria. Si descrivono come “un’esperienza pratica di democrazia popolare e di autogestione partecipata di un bene comune”. Ci sono le vigne: 20 ettari di cui solo 8 sono lavorati attualmente. P1040301Mente coltivano l’uva, rifertilizzano la terra impoverita con delle concimazioni verdi. Ci sono poi 12000 ulivi, di cui una parte è curata dagli occupanti (che potremmo più giustamente chiamare i difensori) e un’altra è divisa in piccole parcelle che vengono assegnate a chiunque s’impegni a coltivare e raccogliere. Dopodiché si mandano le olive al frantoio vicino e si redistribuisce l’olio fra tutti i partecipanti.

Se le vigne e gli ulivi costituiscono le risorse principali, i mondeggini coltivano anche delle varietà antiche di frumento. Con la farina che ottengono dal mulino, ogni settimana fanno del pane col lievito madre. Pane toscano: senza sale, con la crosta dura e l’interno morbido e alveolato. C’è anche un frutteto e vari orti. Fanno inoltre un piccolo allevamento di capre, tengono le galline e praticano l’apicoltura. P1040331Si riflette su una forma di autonomia completa, che passa ad esempio per un laboratorio di erboristeria e dei percorsi di autogestione della salute. Da poco è iniziata la libera scuola contadina, che include corsi gratuiti di panificazione, trasformazione d’erbe selvatiche, potatura, orticultura e molto altro. Ma Mondeggi non è solamente agricoltura: ci si fanno dei dibattiti, del teatro ed eventi socio-culturali.

Le minacce di sgombero sono frequenti, ma Mondeggi ha saputo costruire delle relazioni forti, solidali, che proteggono. Delle relazioni con la popolazione locale innanzitutto, che in maggioranza sostiene l’occupazione e la difesa della terra. Delle relazioni con Firenze, dove Mondeggi partecipa a molti eventi e mercati. Delle relazioni con tutto il territorio nazionale, dove questa esperienza è conosciuta e fa parte del movimento di Genuino Clandestino (*). Delle relazioni con il mondo: si intrattengono degli scambi regolari con i contadini brasiliani “sem terra”, inoltre alla fattoria sono passati gli attivisti uruguaiano Raul Zibechi e boliviano Carlos Oliveira. Si dice anche che qualcuno in Palestina abbia piantato un ulivo di Mondeggi.

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Come si legge sulla carta dei principi, si tratta innanzitutto d’impedire la privatizzazione di un bene pubblico e di passare a una gestione comune, d’arricchire l’economia locale e il tessuto sociale, di sperimentare delle pratiche di autonomia e di autogestione, di preservare il patrimonio agro-alimentare attraverso l’agricoltura contadina, nel rispetto dell’ambiente, degli esseri viventi e della dignità umana.

(*) Il movimento Genuino Clandestino è sorto nel 2010. Si tratta di una rete di piccoli produttori che si organizzano in maniera autonoma, senza tener conto né delle certificazioni agricole, né delle norme che regolano l’accesso ai mercati, spesso concepite per la grande distribuzione e l’agricoltura industriale. I produttori creano dei mercati autogestiti, spesso all’intreno di spazi liberati in città (centri sociali, occupazioni, spazi universitari), connettendo così le lotte rurali a quelle urbane. Inoltre, organizzano un sistema di controllo partecipato, per assicurare che si vendano solo prodotti biologici, locali, ottenuti senza sfruttamento di mano d’opera.

Il nostro arrivo, la settimana trascorsa e le nostre impressioni.

Avevamo sentito parlare della fattoria senza padroni. Avevo incontrato alcuni dei suoi membri in Val Susa e a Milano. Ne avevamo anche letto nel bel libro dedicato a Genuino Clandestino. Dopo un primo contatto telefonico, arriviamo quindi a MondeggiP1040308 lunedì 7 marzo, nel tardo pomeriggio. Qui bisogna sempre avvisare prima di venire, perché sia possibile armonizzare l’ospitalità dei volontari con le attività della fattoria. I mondeggini chiedono che chi viene a visitare e dare una mano si fermi una settimana, che è la durata minima per iniziare ad avere una visione globale della fattoria e di come si svolgono le attività. Periodi di tempo più lunghi devono poi essere concordati con il gruppo.

Il nostro furgone avanza lentamente in mezzo agli olivi, sulla strada sterrata che ci porta alla casa principale. I suoi abitanti sono in riunione, ma ne avranno ancora per poco. Si fanno quindi le presentazioni, ci viene mostrata la casa e i dintorni, tra cui il laboratorio dove due ragazzi stanno facendo la birra. Alla sera, mangiamo tutti insieme in una grande tavolata. P1040318Qui a Mondeggi la cucina è autogestita attraverso una lavagna dove chi vuole preparare i pasti segna il suo nome sul giorno della settimana. Bisogna sempre contare tra le quindici e le venti persone, quindi la preparazione necessita spesso di alcune ore. Anche perché il cibo è ottimo: ci sono i prodotti della fattoria (verdure, cereali, olio, uova, pane) e i prodotti biologici comprati all’ingrosso (riso, pasta, zucchero, caffé).

P1040299L’indomani, andiamo a potare le vigne: un lavoro cominciato già da un pezzo, ma che finiremo in settimana. La convivialità è sempre presente: si chiacchera, si grida, ci si diverte, sempre continuando il lavoro. Il paesaggio è splendido, gli occhi seguono le curve delle verdi colline. I cani, fedeli, ci accompagnano. La nostra settimana continua così, tra la potatura, la cura dell’orto o altri piccoli lavori come cambiare la salamoia alle olive.

Questo fine settimana, a Mondeggi si tiene un incontro sull’autogestione della salute. Il volantino recita: una delle prime necessità ad emergere durante il presidio è stata quella di approfondire aspetti legati alla cura della salute attraverso un cambio di prospettiva che ci emancipasse dal ruolo di pazienti passiv* e ci rendesse più consapevoli di quello che possiamo fare per prenderci cura di noi stess*. P1040343Sono stati due giorni di incontri, condivisione e discussioni. Sono presenti numerose persone, certe arrivano anche da Torino o da Roma. Sabato mattina si partecipa ad un laboratorio teorico-pratico sulla medicina orientale, il Qi Gong e la gestione delle emozioni. Dopo un pranzo conviviale e condiviso, nel pomeriggio assistiamo ad una lezione sulle erbe, le loro proprietà e come estrarle, per curare i malanni comuni od usarle in alcuni casi di emergenza. Lezione tenuta da alcuni membri del Forte Prenestino di Roma. Domenica mattina alla Polveriera (uno spazio occupato a Firenze) c’è il mercato di Genuino Clandestino e, in mezzo ai banchi dei produttori, partecipiamo ad una tavola rotonda, sempre sul tema della salute. Attivisti, terapeuti, studenti di medicina e contadini condividono le loro idee ed esperienze. Il mercato è molto bello, ci si vende verdura, frutta, vino, olio, pane, birra, erbe ma anche gioielli artigianali, tessuti, scarpe fatte a mano e saponi. Si prova la gioia di uno spazio libero e liberato. A mezzogiorno si pranza; nel pomeriggio vengono vendute le birre di Mondeggi mentre dei chitarristi improvvisano flamenco sotto il porticato e, più tardi, appare una roda di capoeira con musicisti che suonano berimbao e percussioni.

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Tornati alla fattoria, il lunedì lavoriamo un po’ nel frutteto: bisogna farci una recinzione per proteggerlo da caprioli, cinghiali ed altri animali selvatici. Srotolando il fil di ferro sotto il sole, ci vengono spiegati alcuni dettagli, come la coltivazione di carciofi in mezzo ai filari, per favorire alcuni insetti che proteggono la frutta, mangiandone i parassiti. Nel pomeriggio i mondeggini sono occupati con un’altra riunione e noi ne approfittiamo per sistemarci il furgone in vista della partenza del giorno dopo. Sembra che i tempi di parola e di assemblea siano molto importanti e forse è questo uno dei punti chiave che permettono a questa esperienza di resistere e continuare. Abbiamo visto armonia tra le persone, che lavorano molto senza per questo essere stressate. 20160312_235329Senza dubbio, assistendo alle riunioni si avrebbe un’immagine più corrispondente al vero, perché in una situazione collettiva ci sono inevitabilmente tensioni e conflitti. Ma, se le cose stanno così, le tensioni non escono dalle riunioni, e gli occupanti continuano a lavorare insieme solidali.

I mondeggini sono accoglienti e cordiali, pieni della gioia di vivere e del buon umore caratteristico dei toscani. Sono persone con cui è facile entrare in risonanza. Non ci si conosce, poi improvvisamente, grazie a uno sguardo o una parola, sappiamo di essere sullo stesso percorso. Si condivide una visione, un vocabolario: è già molto. La conoscenza diviene immediata, ci si fida l’uno dell’altro, si lavora e si lotta insieme.

20160307_173706Mondeggi merita di essere conosciuta, come esperienza di ritorno alla terra, di gestione partecipata e responsabile di un patrimonio importante e per le relazioni che questa esperienza ha saputo costruire attorno ad essa, a livello locale e nazionale. Quanto a noi, speriamo di rimanere in contatto e di rivederci presto.


 

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Fondo Cimbriolino – Mantova – 28 Feb

While Aberto went to spend few days with his parents, I spent one more day in Mantova and met Federico e Valentina from Fondo Cimbriolino.

They have a permaculture project just outside Mantova, in Cimbriolo di Marcaria.

20160229_153603They are already very active organising courses in their property, although they haven’t finished the house yet. They are building a strawbale house.

They find the best way to learn is to invite some expert to give the course at their place. The participants to the course usually pay the experts, they provide food and accommodation for everyone…and they get the best advice on how to do the work! Some of the techniques they use are pretty advanced, like the water purification station with gravel, where they are also going to put plants. This results in high-quality courses with expert participants. And have now so many good contacts among the Italian permaculture people.

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In first plan, clay and dog hair mixed. The pattern is formed with different types of clay coming from the region.

Fun fact: in some sections they mixed local clay with dog hair instead of (the “ordinary”) straw. Valentina works in a dog-grooming place: they made the best use of the locally available and free resources!

They are working towards collecting rain water (so uncommon in Italy, and Europe in general!) to form a pool and water the garden.

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They planted a lot of local varieties of plants, which they got from a local nursery that was giving away heritage fruit trees for almost nothing. Federico said that the neighbours were staring at them when they were in the field planting what it seemed to be pots, because people are used to plant grown trees.

20160229_152304In the area farmers have some problems with a digging rat, and they totally solved it by creating a raised bed with a steel net inside. I could notice it was dug all around but the critters couldn’t get in!

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Freespot – Vallecrosia – 24-25 February

We arrived a bit shyly to the Freespot. We were hungry and tired after a day of driving. We didn’t know what to expect, or if anyone would be there. We were standing outside the door, in front of a glass window covered by brown paper, wondering what to do. Just then, a boy and a girl came out to light a cigarette and welcomed us warmly.20160226_121752

There was a meeting scheduled, but it was getting delayed because some people were stuck in other activities, such as bringing food and covers to the migrants at the train station. In the meantime, we told a bit about our trip and we tried to understand what they do and what happened in the past.

Some of the activists are in the area since last summer’s No Borders camp, which was destroyed by Italian authorities on September 30th. There were some violent fights against the police, and I guess that might have caused some divisions in the group. Eight activists got the foglio di via, which means that they would occur in problems with the police if found within the municipality area. Finally, this group decided to rent a place in the next town: Vallecrosia. This is Freespot, where we are now.

Some of the local population are supportive, taking clothes or stopping by for a chat, but some others look suspiciously at this bunch of young people hanging around migrants. The unknown is scary and the issue became a media drama-story: this is why it is important to create integration. Freespot organised a movie projection with discussion and a free school for migrants (which opened the day before we arrived). They hope it will become an exchange: Italian classes held by local volunteers, and Arab classes held by migrants, for example. They might organise a clothes swapping event too, to show that solidarity is not only for migrants but for everybody.

A few hours later, the meeting started. For us, it was a great opportunity to understand better who they are, what they do and what they aim to do. Everybody was a bit tired so the actual discussion about the identity of the group was rescheduled for Sunday. It is a heterogeneous group of people coming from different backgrounds: some fighting against injustices for a long time, some new to the experience. They will decide if they want to be part of an extended network helping migrants around Europe: from Greece to Lampedusa to Calais. This would involve adhering to three principles: monitoring, information to migrants and reception. Freespot is now ready to open, so they are looking for ways to bring the migrants there without incurring problems with the police. They plan to do a comunal dinner every Friday (or maybe more often? We’ll see!) so that people can discover the place, and come back if they need more help.

20160226_122055This group of motivated young people impressed me. They are so passionate by what they are doing and spending a lot of their time to help other people, expecting nothing in return. Actually, in return they often have to face the police, because even simple humanitarian actions like taking food to people stuck at the train station is now illegal. The meeting went on for hours and the activists, as tired as they were, still tried to listen to everybody’s opinion, not to interrupt each other and get to some conclusions. The discussion was not structured or moderated by anyone, but the ones with more experience tended to explain things to the newer ones or summarize the debate at times. I admired them because for me it would be so challenging. Never ending meetings are the main reason that always kept me from engaging deeply in any activist group. I like to go straight to the action, but I realise the debate is really important and it requires patience to coordinate actions of different people!

There would be so much to say. About the situation of migrants, who get ping-ponged from one nation to the other, who get dehumanised by the law and who keep fighting to decide about their own lives. Or about the police, that carries on controls across the borders based on the colour of skin (you are black? You get off the train! Later we’ll check if you have documents or not…), keeps the migrants in containers and indicts volunteers who are just expressing their solidarity – being human. And about the network of solidarity of people across the borders, about the demonstrations and the camp which was born spontaneously on the rocks in Ventimiglia last summer.

But I’d better let you hear directly from the people who are living this first hand:

 

 

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Borgobassi – Erli (SV) – (17 – 19 Feb)

Erli is located on the ancient salt route, which went up from the Genova’s harbor to Piemonte. Being the last village before the pass of San Bernardo, Erli became a post station where travelers and mules could rest.

P1040211After World War II, Borgobassi, a fraction of Erli was slowly abandoned, until the arrival of Nico, the first to buy a house, some thirty years ago. Friends started to join him and soon a little community brought revived the place. The other fractions of Erli are now inhabited mainly by old people, as most young families don’t want to live in a place so isolated and far from regular jobs which are provided by cities. The relation among the inhabitants from Borgobassi and the other ones were a bit tense at the beginning. The locals were probably scared by these new people dressed strangely (in the 80s, many of them were coming back from trips to India, wearing clothes never seen in Italy before) and living in strange ways, sometimes sleeping in vans (!!). After many years, the locals are friendlier, probably realizing that they are getting older and no-one wants to live there except this not-so-new-anymore, and maybe-not-so-strange-after-all people.

P1040189 We get there late morning with Franco, a friend of ours. He is good friend with them and has been going to this special village for over 20 years. We are hosted by Carla, Nico’s widow, and her family: her brother, her daughter with her partner and their young child Elettra. Her other daughter -who is also pregnant-, is living next door with her partner. The village is full of life, with many young and old people living together.

20160217_104641When Carla tells us about the beginning of the project, she looks nostalgic and somewhat disappointed: she says it didn’t become what they had hoped for. But in my opinion, there is a village full of life where before there were only empty houses. The children born in Erli are now having children of their own and planning to raise them there and this is a very good sign that shows that life is sweet and rich in this beautiful land.

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The old houses, now partly renovated, are full of artworks, among which we identify Franco’s creations and Nico’s ceramics. Every year in late May there is a great celebration, with art and music. There is a large common kitchen, self-built with recycled materials, with a wood fired oven where we baked bread and pizzas.

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Vegetable gardens are cultivated in terraces.20160217_105727 It is just passed half February, but the vegetation is already flowering. It has been such a warm winter that it feels spring is here already. Orange and lemon trees are full of fruits, and mimosas are blooming. There are olive trees and lots of rosemary. Among the pine forest, the bay-tree grows wild.We stay three days. The last evening we give some of the seeds that we carry with us and we get loads of oranges, good self-made olive oil, and beeswax.

In Erli, we both learned how to make seed bags. Ilaria learned to bake pizzas in a wood fired oven and Alberto to play carrom and to recognize the nasturtium.

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Ortocampo – Gassino (TO) – 14th February

14th February

We left from the Nave saying goodbye to the friends living there, in the morning, and they each had a little goodbye present. It really felt like a departure, especially for Alberto who lives there, but even for me who still had to stop by my parents and grandfather.

On our way to Gassino, we found after few km a hitchhiker, an older man with a beard, waiting under a light rain. After many years of hitchhiking, I felt so happy to finally be able to return the favour and to start our trip like that!

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We arrived at Ortocampo for a day of discovery and sharing on the theme of agriculture synergistic.

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Many people are already there, many come from Turin: it is the group that followed Jorge’s introduction to permaculture classes. Jorge is present, along with Venus who prepared some vegan deserts. There’s also Antonio De Falco, among the first to introduce the concept of synergistic gardening in Italy.

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Standing in the middle, from left: Luciano Mastroleo, managing Ortocampo; Jorge Barbosa, teaching introduction to permaculture; Antonio de Falco, precursor of synergistic agriculture in Italy

A handwritten sign recalls the principles of this type of agriculture, initiated by Emilia Hazelip, which incorporates some of the ideas of Masanobu Fukuoka’s no-till farming.

Ortocampo is a synergistic vegetable garden that was started ten years ago. It is not so common in Italy to see synergistic gardens which have been running for so long. This already makes it possible to draw some conclusions. For example, Luciano, who runs the garden, has found that with the diversification of cultures the pests decrease and today has almost no weed problems or plant diseases.

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The social cooperative’s Arcobaleno (rainbow) manages the garden. Two days a week, Luciano gardens with a group of disabled young people. This is part of his permacultural vision. He applies the principle of people care, planning the garden so that most of it is accessible by people in wheelchairs or with other physical disabilities.

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After visiting the garden, we finish the day around the fire, with music and songs, eating the remains of lunch and saying some more goodbyes.

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For us, the day is not over and we move to Val di Susa, known also for the TAV (high-speed train) site and the blockading  camp with where activists are staying and fighting to stop the project.

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But the reason we went there was a concert of Occitan folk music. It was the best way to say goodbye to our region, the only part of Italy which belongs to Occitania cultural area. There were more old people than I am used to seeing in Turin’s concerts, and I was very moved when they all started to sing a couple of traditional songs in the local dialect, hugging.

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The dowser – Verrua savoia (Nave Permacultura) – 13th February

13th February

We came to Nave Permacultura to finish repairing and organising the van. Tonight a special person came for dinner: Angelo Bodo. He is a dowser.

20160212_221531It was very interesting to hear him talking about his work. He can tell where there is water and even how deep. This is very important to know not only in case you want to dig a well in your property, but also for health reasons. If there is an underground river and you sleep on it, it draws away your energy and it can even make you sick, giving you cancer. There are lines of energy everywhere and where they cross, it is too strong for humans and that also can cause problems. He can feel all of this and warn you, or put some little pieces of metal that would counteract their effects.

He made us do some exercises that you could try yourself. Make a circle with your thumb and your index fingers, and hold it as strong as you can. Ask someone to try to open it. Then take your mobile phone, or tobacco, or something else which is harmful to you, in the other hand and try again. The second time it was harder for me to hold the two fingers together.

You can try the same exercise while k20160305_191746eeping the finger or your other hand at the centre of a circle drawn on paper, and then try to hold it with the same strength after drawing a line that goes out of the circle. (see picture).

Once during a conference an academic from Polytechnic asked him how could he explain scientifically what he was doing. I loved his answer: “You are the scientist, so you should explain me. When I tell people to dig in a point and they find water, it is a fact. I can’t explain why I know, but I know.”

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Ortocampo (14 febbraio)

Prima di iniziare il viaggio ci siamo fermati alla Nave, dove abbiamo approfittato di uno spazio al sole, dietro la cascina, per sistemare il furgone, recentemente comprato. Grazie a Irene, abbiamo saputo che, poco lontano, a Gassino, ci sarebbe stata una giornata di scoperta e condivisione sul tema dell’agricoltura sinergica. Decidiamo di andare…

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Alla fine di una strada sterrata, entriamo a Ortocampo.

P1040159Ci sono tante persone, molte vengono da Torino: è il gruppo che ha seguito le lezioni di permacultura di Jorge alla Cavallerizza Reale. Jorge è ovviamente presente, assieme a Venus che ha preparato alcuni dolci vegani. C’è anche Antonio De Falco, tra i primi a introdurre il concetto di agricoltura sinergica in Italia.

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Un cartello scritto a mano ricorda i principi basilari di questo tipo di agricoltura, iniziata da Emilia Hazelip, che riprende alcune idee dell’agricoltura del non fare di Masanobu Fukuoka.

A Ortocampo, c’è un orto sinergico avviato da dieci anni. Non è così frequente vedere orti sinergici attivi da così tanto tempo: la maggior parte di quelli che avevamo visto erano molto più recenti, ancora in fase sperimentale. Questo permette già di tirare alcune conclusioni. Per esempio Luciano, che gestisce l’orto, ha potuto constatare che con la diversificazione delle culture, gli aggressori diminuiscono e oggi non ha quasi problemi di insetti nocivi o malattie delle piante.

L’orto è gestito dalla cooperativa sociale L’arcobaleno. Due giorni alla settimana, Luciano accompagna un gruppo di ragazzi disabili che partecipano alla gestione ed ai lavori, o più semplicemente ad attività ludico-creative. Questo fa parte della sua visione permaculturale. Come ci ha spiegato, infatti, lui applica i principi di prendersi cura della terra e delle persone, progettando l’orto in maniera che risulti il più possibile accessibile anche a persone in sedia a rotelle o con altre disfunzioni motorie.

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Dopo la visita all’orto, concludiamo la giornata in maniera conviviale tra musiche e canti attorno al fuoco, mangiando i resti del pranzo e salutando alcuni amici in vista della nostra partenza imminente.

 


 

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Green Laboratory – Turin – 10th February

10th of February – Green Laboratory working bee – Turin

Green Laboratory organised a day of shared work to finish building a raised bed and we went to give a hand.

This article needs a prologue. I met Matteo at Giardino Morvillo community gardens. He told me about this new project he was starting with other volunteers, a community nursery in the city centre. 20160113_124231 I loved the idea because it could be a wonderful exchange place: it could collect seeds from community gardens around the city and then share the seedlings around. We chatted a long time and I decided I wanted to give a hand. Matteo said none of the volunteers had any experience in nursery work or seed saving, fields, so we agreed I could share the knowledge I gained in Australia in those fields. In the end, we organised two days of presentations, one about Permaculture, which everybody was curious about. That is how the group got to know me, and that is why Matteo was very keen to have us there for the working day.

Matteo and the other dozen people who take part in the Green Laboratory belong to Torino Spazio Pubblico, a volunteer group organised by the Municipality of Turin. They are all over 65 and they take care of many green areas belonging to the City, but this is a special one. It P1040100 was a school, not in use anymore, and the covered space, with no heating but with big windows gave them the idea of making a nursery out of it. Around it, a garden where they are carrying out a few experiments. They make compost in the back, both in a compost bin (everybody can request one from the Municipality, and you get a discount on the garbage tax!) and in a compost hip. They are experimenting with coffee grounds that they get from local coffee shops. Green Laboratory is also collecting items that people no longer want, to recycle them in some ways or exchange them or give them away.

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Worm farm                                                       Eisenia Foetida

They are now going to start a worm farm too: I gave them my worms that for lack of space we cannot take with us in the van. I was sad to see them go, but I am sure that the volunteers are going to take good care of them and learn a lot from them. I realised when giving them away, that these earthworms were the first animals I took care of by myself in my life. That’s something!

A20160113_120838nd today, the goal was to finish the raised bed. We found pallets, soil, horse poo, leaves, branches, wooden boxes and fresh compost scattered around the area, ready to go.

We worked all together to make a big lasagne with the listed ingredients.

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Wood first (and some leaves)…

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Then soil…

Then horse poo...

Then horse poo and other fresh compost…

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Then leaves…

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Then more soil…

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Watering from time to time 🙂

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