(una storia di Freedda)
C’era una volta un villaggio ai piedi di una montagna, un insieme di un centinaio di case con circa cinquecento persone ad abitarle.Tutti avevano una mansione o un lavoro, i giovani studiavano.
Tra di loro c’era un ragazzo di nome Neto, sfaccendato sognatore, un po’ strano ma ben voluto da tutti per la sua simpatica estrosità.
Un po’ lo prendevano in giro per il suo far niente, così lui iniziò a chiedersi cosa avrebbe potuto fare per avere anche lui un ruolo come gli altri.
Così Neto cominciò a pensare, pensare e camminare, camminare, camminare, fin che si fermò e guardò la montagna, decidendo di raggiungere la sua alta cima, dove non era mai stato. Prese uno zaino da casa e si incamminò.
Una volta in cima si mise ad osservare per la prima volta il suo villaggio piccolo piccolo da quella quota, per poi voltarsi incuriosito dalla parte opposta, oltre la cresta della montagna.
Sotto c’era un altro villaggio, più o meno grande come il suo, ma con case diverse, dai colori diversi, strade diverse, ponti diversi, tutto era diverso, ma Neto si incuriosì per delle grandi macchie colorate fuori dal villaggio. Tirò fuori dallo zaino un binocolo e lo puntò per osservare meglio… erano campi di fiori, fiori diversi, mai visti, anche da lui c’erano prati immensi di fiori, ma non come quelli, sconosciuti.
Neto tornò al suo villaggio e il giorno dopo andò a chiedere al capo villaggio l’autorizzazione per raccogliere mazzi di fiori dai campi, che gli fu accordata.
Così preparò tanti mazzi di fiori, di tanti colori e tante qualità, li unì insieme in un unico enorme mazzo, se lo imbragò sulle spalle e partì verso la cima della montagna per poi scendere al villaggio diverso.
Subito la gente del posto percepì la simpatia di Neto, accolto con curiosi sorrisi che lui ricambiò.
Aprì il suo carico profumato nella piazza diversa e donò ad ogni persona quei fiori che non avevano mai visto, creando in loro una gioia inaspettata.
Tutti apprezzarono molto quel dono, quel sincero pensiero, e vollero ricambiare a loro volta con dei doni, regalando a Neto ogni sorta di cosa diversa, alimentare e non.
Si ritrovò con un nuovo carico di doni da portare al suo villaggio, ma prima di ripartire chiese al capo del villaggio diverso se avesse potuto raccogliere dei mazzi di fiori da quegli enormi campi diversi, cosa che gli fu concessa.
Non si sa come, forse spinto da questa nuova esperienza, ma il giovane Neto riuscì a caricarsi sulle spalle doni e fiori e si incamminò per il ritorno.
Arrivato, posò il carico di doni a casa, poi andò in piazza con i mazzi di fiori nuovi e li regalò a tutti. Nessun abitante aveva mai visto i fiori dell’altro villaggio, poiché la solita leggenda dichiarava maledetta la cima della montagna.
Anche loro furono contenti di quella novità e fecero a loro volta tanti doni a Neto, di ogni genere.
Così Neto aprì due piccoli empori dello scambio, uno nel suo villaggio dove barattava i doni del villaggio diverso, e l’altro nel villaggio diverso, dove barattava i doni del suo di villaggio.
Continuò a portare avanti e indietro dai due villaggi i mazzi di fiori, fregandosene delle maledizioni, e i vecchi, ricordando i racconti di figure lontane, dicevano che sembrava un contrabbandiere, un contrabbandiere di fiori.
Ma non era un fuori legge, Neto, lui basava tutto sullo scambio, mai conio o valuta erano apparse sulle mani degli abitanti dei due villaggi.
Portò nei due luoghi il doppio di emozioni cromatiche sprigionate dai petali dei fiori.
Poi un giorno Neto si stufò, prese tutti i fiori, li unì insieme… e inventò l’arcobaleno.

Freedda